30/06/20

RICETTE E RIFLESSIONI


           RICETTE



Struffoli napoletani
(Ricetta di Ada)

 

Ingredienti:

 

500g farina

6 uova

1 bustina zucchero vanigliato

Scorza di limone

un pizzico di sale

Guarnitura:

50 g zucchero

500 g miele

Ev. confettini colorati

 

Olio per friggere



Preparazione:



Amalgamare gli ingredienti per l’impasto, lavorarlo per bene fino a produrre una massa omogenea. Fare dei salametti con la pasta e tagliarla a  piccoli pezzettini come se fossero degli gnocchetti.

Friggere gli struffoli in olio bollente finché diventano dorati, scolarli e cospargerli leggermente con lo zucchero. Terminare la guarnitura con il miele che sarà stato sciolto precedentemente in un pentolino.

A piacimento si possono aggiungere delle piccole guarnizioni colorate (vedi immagine).

 

Buon appetito!






 


 

RIFLESSIONI


“Ciò che ha insegnato il Coronavirus è la pazienza.” 

    Kaja



 

FILM e MUSICA

         FILM


Film: Walk the Line – Quando l’amore brucia l’anima

Regia: James Mangold

 

“..Hai paura, tu hai paura di innamorarti. Hai paura di perdere il controllo. E sai una cosa June Carter? Hai paura di essere oscurata dalla mia gigantesca ombra. È questo il tuo problema”

                                                                                           

                                                                                                     



Film: Eat Pray Love – Mangia prega ama

Regia: Ryan Murphy

 

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali. Accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti e delle cose che vanno in frantumi. La sola vera trappola è restare attaccati a ogni cosa. Le rovine sono un dono: la distruzione è la via per la trasformazione”









            CLASSIFICHE

18/06/20

EPATITE C

Ecco il link per la nostra pagina P2P di Ingrado, il tema di cui tratta questa pagina é la cura, la diagnosi e la prevenzione del epatite C.


Epatite C

15/06/20

IL CORRIERE DEL CAD - 15 giugno 2020

RICETTE

 Melanzane alla parmigiana 
Ricetta di Mary


 

Ingredienti: 

 

4 Melanzane

2 Barattoli di pomodori pelati

1 Sacchetto di parmigiano grattugiato

ev. 1 mozzarella

1 Carota

1 Cipolla

1 Gambo di sedano

q.b Sale e Pepe



Preparazione:

Per prima cosa è necessario preparare il sugo. Aggiungete in una pentola un filo d’olio e preparate un soffritto tritando finemente una carota, una cipolla e del sedano. Aggiungete nella pentola i pomodori pelati correggendo a vostro piacimento con sale e pepe. Fate cuocere a fuoco lento e coperchio chiuso almeno un’ora. Una volta pronto il sugo, lavate le melanzane, asciugatele e sbucciatele. Tagliatele a fette nel senso della lunghezza ad uno spessore di 1 cm / 1,5 cm. Dopo di che, fatele sbollentare in acqua salata per un paio di minuti, in modo che la consistenza della melanzana non risulti ne troppo molle ne troppo dura. In fine, scolatele e asciugate l’acqua in eccesso con della carta assorbente da cucina. Prendete una teglia da forno e fate un piccolo strato di sugo alla base. Disponeteci sopra uno strato di melanzane sbollentate, quindi cospargete di nuovo con del sugo e del parmigiano grattugiato. Se volete rendere questa ricetta ancora più sfiziosa aggiungete anche un po’ di mozzarella tagliata a dadini. Stendete un altro strato di melanzane e ricoprite sempre con parmigiano, mozzarella e sugo. Continuate  fino a terminare i vostri ingredienti in modo da ottenere almeno 3 o 4 strati con l’ultimo composto da sugo e parmigiano. Infornate la teglia di melanzane alla parmigiana a 180 °C per circa 30 minuti facendo gratinare bene la superficie. Sfornate la teglia, fatela intiepidire e buon appetito!  RIFLESSIONI




“Esternando le emozioni la consapevolezza di esse si rivela.”

Sebastiano Carbone





                        La Schematica


La Schematria è utilizzata per indagare la Cabala: essa afferma che parole e/o frasi con valore numerico ogni 99 sono correlate.

Come si spiega? una questione di numerica, è possibile ricondurre ogni numero a una prima griglia base di riferimento di esattamente 99 numeri disposti su 9 righe e 11 colonne.

I numeri da 1 a 9 formano la prima colonna, seguono quelli da 10 a 18 sulla seconda e poi per finire quelli da 91 a 99 sull’undicesima.

Ne consegue per esempio che i numeri 27, 126, 225, 324 sono correlati, praticamente riconducono tutti allo stesso numero base di riferimento: il 27.

Infatti 27+99=126, 126+99=225, 225+99=324,

e 3+24=27, 2+25=27, 1+26=27.

Ma è sufficiente far scivolare il numero Uno a sinistra per leggere queste coincidenze correlate:


027=Base

126=Svizzera del

225=Nuovo+Ordine+Mondiale,

324=tutto+procede+spontaneamente!


Adesso che conoscete la Ghematria e la Schematica avete in mano gli strumenti necessari a individuare le frasi che si nascondono dietro le lingue correnti e volendo, più diventare l’avventura di una vita!


s. c. g.







            Famigerato Corona Virus ci hai provato alla grande.

I miei complimenti. Hai creato caos, un gran caos. Le uniche due cose positive sono state il poter passare del tempo prezioso con i nostri cari e la tregua che il nostro pianeta ha ricevuto. Ci hai fatto cagare sotto. Forse ci hai insegnato ad avere pazienza. Pazienza che abbiamo dovuto avere nelle code ai supermercati per comprarci i beni di prima necessità. Cosa più importante, ci hai fatto tremare davanti alla paura del contagio e morte. Ci hai davvero messo in grande difficolta. Non sapevamo più se uscire di casa o meno. Siamo stati fermati con la forza a non poter stare in natura. Ci siamo dovuti inventare l'impossibile per non impazzire. Purtroppo credo che non abbiamo ancora capito nulla.

Credo che tornerai più crudele e spietato di prima. Ma neanche allora l' essere umano capirà il senso di tutto ciò. Sono convinta che solo chi ha gia da tempo intrapreso un percorso personale atto a evolvere e ad avere una sorta di coscienza sia individuale che collettiva sarà un passo avanti. 


                                             Rachele 






                BELLEZZA 





                    MASCHERE PER IL VISO FAI DA TE



Maschera N. 1: Miele e Caffè


Il miele e il caffè sono di base due ingredienti molto validi grazie alle loro proprietà rigeneranti. Il miele lascerà la tua pelle molto morbida e vellutata mentre il caffè fungerà da scrub naturale, risvegliando tutti i pori del viso. Consigliamo di miscelare un cucchiaio di miele (qualsiasi) con due cucchiai ben riempiti di caffè macinato, poi lasciare a riposo per cinque minuti. Consigliamo questa maschera una volta a settimana, appena sveglia. 



Maschera N. 2: Yogurt e succo di Limone


Il succo di Limone può essere considerato un ingrediente miracolo: l’acidità della sostanza lo rende adatto a molti scopi e da oggi sarà anche il migliore amico della tua pelle. Questo trattamento é mirato a valorizzare i lineamenti del tuo viso con delle proprietà rivitalizzanti che andranno ad illuminare la tua pelle di una luce nuova. Puoi dire addio alle occhiaie e ai segni dell’inverno, perché con poche applicazioni di questo impacco avrai un risultato davvero sorprendente. Hai bisogno di yogurt bianco e due cucchiai di succo di limone. Dopo aver sciacquato con acqua calda ti basterà uno sguardo per notare quanto la tua pelle sia diventata luminosa pochi istanti.


Maschera N. 3: Miele e Limone


Questi due ingredienti sono armi micidiali contro le impurità del viso e faranno sparire i punti neri in poche settimane. Consigliamo di miscelare un cucchiaio di miele e un cucchiaino di succo di limone appena spremuto, un paio di volte a settimana.

Il tempo di riposo é di appena cinque minuti ma attenzione: è importante, dopo aver applicato la maschera, non esporsi al sole fino al risciacquo. La base acidissima del limone non lascia scampo alle imperfezioni ma, se usata in modo scorretto, rischia di lasciare delle fastidiose macchioline sulla pelle. 







        




                





 

02/06/20

IL CORRIERE DEL CAD - Racconto pt.1





Tanto per cambiare - Corona (o come reinventarsi una vita in questo after covid)  

Probabilmente non vogliamo renderci conto di quanto è cambiata la nostra vita né delle trasformazioni che ancora ci attendono, alcune delle quali, si teme, sono irreversibili, altre, invece, tanto scandalose da non poter essere rivelate.  Intanto il Governo ci dice qual è la “nuova normalità”.
Tanto per cominciare - un applauso a Rachele, geniale, che ha trattato il tema Covid come se riferisse di un fatto remoto che ha lasciato un segno nella storia. Leggere il suo contributo d’esordio sul foglio del CAD è stato come osservare una foto o un almanacco d’altri tempi. Una formulazione ad effetto, apparentemente fuori tempo, ma voluta e riuscita!
Lock down, ovvero “serra giò”
Strade azzittite, sentieri deserti, spopolati e snaturati dalla loro funzione (malgrado la natura si stesse vigorosamente risvegliando) - tanto che mentre scavalcavo gli sbarramenti posti dalla polizia per andare a sfogare le mie gambe e ossigenare il cervello lungo il Cassarate, mi sentivo, anzi ero, un “fuori legge” e infatti correvo come un alieno in fuga. Nascosti dietro mascherine azzurre, 
 i pochi “complici” che incrociavo sullo stretto sentiero e lungo gli argini del fiume sbirciavano ammiccando o dissimulando la loro connivenza: che goduria avere il sentiero tutto per noi fin su al Piano della Stampa! 
Tornando al Covid 19, ora che apparentemente il picco è stato superato, secondo me il peggio deve ancora venire. Purtroppo temo che si voglia ritornare al “courant normal”, alla frenetica consuetudine che non ho mai condiviso dal profilo politico, sociale ed economico. Ma, ideologie a parte, cos’è cambiato? Tutto e niente, nel bene e nel male. Le barriere sono sparite ma noi siamo ancora qui, sbalorditi, increduli. Se chiedessimo a coloro che nelle statistiche figurano come “guariti” ci renderemmo conto di cosa significa essere usciti da una terapia intensiva.  A quanto pare le conseguenze sono pesanti e tenaci, poiché si tratta di una malattia con effetti multiorganici.  Io ho un’amica cara che sta attraversando un calvario impressionante: in questi giorni è stata ricoverata per la seconda volta all’Inselspital di Berna dopo essere stata dimessa dopo un trattamento intensivo! Cosa significa “guarita”. D’altronde, dopo appena pochi mesi cosa ne sappiamo degli effetti a lungo termine di questa malattia? Lo stesso vale per l’economia che sta vacillando e per la nostra vita sociale.   
Ciononostante ci sono (stati) anche degli aspetti positivi:  se è vero che i nostri organi, in particolare i polmoni, sono minacciati dal virus, l’apparato respiratorio del pianeta Terra per qualche giorno ha potuto rigenerarsi. Questo ragionamento non fa una piega. Finché gli aerei non decolleranno di nuovo.  Intanto sotto casa mia il traffico è ripreso: il silenzio di Via Ceresio è durato 2 – 3 settimane; ormai fa parte del passato (ved. articolo di Rachele summenzionato). 
Dunque non è proprio il caso di illuderci: se ci sono stati dei cambiamenti si tratta di cambiamenti in peggio. E noi ne siamo consapevoli. Il mio presagio è che i potenti – come sempre avviene - ne usciranno con accresciuto potere e i poveri ancora più poveri. Intanto – se ci voleva una prova - i diritti civili sono stati sospesi.
Carpe diem
Perciò non ci resta che cogliere quei rari ed effimeri momenti felici.
      
Nel mio piccolo, mi rallegro quando sento strillare i gemelli dell’appartamento accanto, nati due mesi fa (proprio mentre in tutto il mondo si contavano i decessi), oppure mi lascio incantare da una fogliolina verde, spuntata inaspettatamente su una pianta decrepita che si trova ancora lì, sul mio balcone, solo perché non sapevo dove e come smaltirla. Un germoglio di cui ammiro ogni mattina la bellezza e le tonalità cangianti, per me sinonimo di salute e benessere (e persino di  “ricchezza”, considerata la pochezza del mio conto in banca – ma questo non c’entra). 
Scherzi a parte, la natura è sempre più sinonimo di ricchezza, perché sta diventando un bene sempre più delicato, deturpato, saccheggiato. Chiunque conosca anche solo sommariamente la logica dei sistemi economici sa che i beni rari sono i più cari. E più diventano rari, più diventano cari. Attenzione quindi a non “catafottere” (perdonatemi l’uso di questo verbo caro al compianto scrittore Camilleri) la salute della natura e delle persone, perché il conto sarà salato.
Ora che la natura si sta ribellando, 
 rivelando sempre più il suo lato bellicoso, è meglio averla dalla propria parte. Infatti se guardiamo alle incertezze suscitate da un piccolo virus che è stato in grado di moltiplicarsi a una velocità tale che gli algoritmi di Credit Suisse gli fanno una pippa, c’è poco da ridere. Io ne sono rimasto scosso (per non dire che “me la son fatta addosso”, poiché proprio nei giorni in cui il Ticino registrava il primo decesso per Covid 19 io ero a letto con sintomi influenzali). 
Ora sta a noi trarre gli insegnamenti giusti da questa contromossa di Madre Natura contro l’incorreggibile Uomo sapiens. 
Per concludere, visto che l’argomento sta monopolizzando tutte le attenzioni, facendo  passare in secondo piano Trump, Putin* e persino la Champion’s League, perché dovrei astenermi dal dispensare una mia ricetta contro il virus e le paure che esso genera? Dopo una giornata di (tele)lavoro, prendi la bici e vai a fare un tuffo nel Ceresio o, meglio ancora, in un fiume (la ricetta vale anche per chi non lavora o/e maltratta il proprio corpo in altro modo). Finora non ci sono controindicazioni al riguardo; anzi, oserei dire che l’effetto è un po’ come lavarsi le mani regolarmente.  Lo stesso vale per alcune battute sarcastiche, stupide ma innocue: a volte occorre sdrammatizzare e dissipare la tristezza che ci portiamo dentro. Si dice che ridere fa bene. Se esagero fatemelo sapere, ovviamente mantenendo le dovute distanze. 
* A proposito di Trump, Putin e altri potenti cialtroni, e considerato che il complottismo è quasi diventato un must, ecco un mio timore che vorrei condividere: chissà quante porcherie hanno combinato o stanno progettando questi signori mentre i riflettori dei media sono puntati su origini, colpe, rimedi, speculazioni e conseguenze concernenti il coronavirus?  
* Chiedo scusa ai dittatori e ai corrotti che ho omesso di nominare.
Roland 


RACCONTO PT2.



Nel mio piccolo, mi rallegro quando sento strillare i gemelli dell’appartamento accanto, nati due mesi fa (proprio mentre in tutto il mondo si contavano i decessi), oppure mi lascio incantare da una fogliolina verde, spuntata inaspettatamente su una pianta decrepita che si trova ancora lì, sul mio balcone, solo perché non sapevo dove e come smaltirla. Un germoglio di cui ammiro ogni mattina la bellezza e le tonalità cangianti, per me sinonimo di salute e benessere (e persino di  “ricchezza”, considerata la pochezza del mio conto in banca – ma questo non c’entra). 
Scherzi a parte, la natura è sempre più sinonimo di ricchezza, perché sta diventando un bene sempre più delicato, deturpato, saccheggiato. Chiunque conosca anche solo sommariamente la logica dei sistemi economici sa che i beni rari sono i più cari. E più diventano rari, più diventano cari. Attenzione quindi a non “catafottere” (perdonatemi l’uso di questo verbo caro al compianto scrittore Camilleri) la salute della natura e delle persone, perché il conto sarà salato.
Ora che la natura si sta ribellando, 
 rivelando sempre più il suo lato bellicoso, è meglio averla dalla propria parte. Infatti se guardiamo alle incertezze suscitate da un piccolo virus che è stato in grado di moltiplicarsi a una velocità tale che gli algoritmi di Credit Suisse gli fanno una pippa, c’è poco da ridere. Io ne sono rimasto scosso (per non dire che “me la son fatta addosso”, poiché proprio nei giorni in cui il Ticino registrava il primo decesso per Covid 19 io ero a letto con sintomi influenzali). 
Ora sta a noi trarre gli insegnamenti giusti da questa contromossa di Madre Natura contro l’incorreggibile Uomo sapiens. 
Per concludere, visto che l’argomento sta monopolizzando tutte le attenzioni, facendo  passare in secondo piano Trump, Putin* e persino la Champion’s League, perché dovrei astenermi dal dispensare una mia ricetta contro il virus e le paure che esso genera? Dopo una giornata di (tele)lavoro, prendi la bici e vai a fare un tuffo nel Ceresio o, meglio ancora, in un fiume (la ricetta vale anche per chi non lavora o/e maltratta il proprio corpo in altro modo). Finora non ci sono controindicazioni al riguardo; anzi, oserei dire che l’effetto è un po’ come lavarsi le mani regolarmente.  Lo stesso vale per alcune battute sarcastiche, stupide ma innocue: a volte occorre sdrammatizzare e dissipare la tristezza che ci portiamo dentro. Si dice che ridere fa bene. Se esagero fatemelo sapere, ovviamente mantenendo le dovute distanze. 
* A proposito di Trump, Putin e altri potenti cialtroni, e considerato che il complottismo è quasi diventato un must, ecco un mio timore che vorrei condividere: chissà quante porcherie hanno combinato o stanno progettando questi signori mentre i riflettori dei media sono puntati su origini, colpe, rimedi, speculazioni e conseguenze concernenti il coronavirus?  
* Chiedo scusa ai dittatori e ai corrotti che ho omesso di nominare.
Roland 



RICETTE





           

RICETTE






Pizza Margherita (ingredienti per una teglia)  
(ricetta di Ada J.)

Per l’impasto:

500 gr farina 00
½ cubetto lievito di birra fresco 
½ bicchiere di latte
Acqua q.b.
Sale q.b.
1 cucchiaio di olio d’oliva

Per la guarnizione:
1 scatola di pomodori pelati
Sale q.b.
Origano q.b.
Aglio q.b.
Olio d’oliva q.b.
1 mozzarella 


Preparazione:

In una ciotola grande, sbriciolare il lievito nella farina, aggiungere il latte, il sale e l’olio d’oliva. Cominciare ad impastare ed aggiungere poca acqua alla volta fino a formare un impasto morbido ma compatto.
Formare una palla, metterla a lievitare nella ciotola coperta da uno strofinaccio umido per circa due ore, fino a quando non sarà diventato il doppio.
Preparare la salsa spappolando i pelati e aggiungendo il sale, l’origano, l’aglio e l’olio d’oliva. Tagliare a cubetti la mozzarella.
Ungere la teglia con l’olio e spianare l’impasto con le mani. Stendere la salsa di pomodoro e cospargere di mozzarella.
Cuocere nel forno preriscaldato a 200° per circa 20-30 minuti, controllando di tanto in tanto la cottura.







RACCONTI

                                             




   RACCONTI 



Una mattina di alcuni anni fa mi sono svegliata ed ho deciso che di lì a poco sarei partita per percorrere a piedi il Camino di Santiago che da Saint-Jean-Pied-de-Port (Francia) porta a Santiago de Compostela (Spagna): un tragitto lungo circa 800 km che ripercorre i passi degli antichi pellegrini che da tutta Europa partivano per andare nel luogo sacro in cui giacciono le reliquie di San Giacomo, uno dei 12 apostoli di Gesù, per intenderci.
Succede così: sai che esiste il Cammino di Santiago e ti dici “sarebbe bello, un giorno...”. Poi quel giorno arriva ed è come se il cammino ti stesse chiamando. Nasce così la necessità di mollare tutto e di ritrovare un po’ sé stessi nella semplicità delle poche cose che ti puoi portare appresso.
Sì perché la tua vita, i tuoi averi, si riducono a ciò che ti puoi caricare sulle spalle, in uno zaino che ti accompagnerà e diventerà la tua casa durante i venticinque giorni di cammino. È così che prima di partire ti ritrovi a pesare ogni singola cosa (persino le mutande) per capire quale è la più leggera da portarti dietro.
Arriva il giorno della partenza, l’emozione è tanta. Tanto ho letto del cammino, tante sono state le fantasie, ma tanta è anche la consapevolezza che solo vivendolo saprò davvero cosa significa per me questo viaggio. L’unica certezza è che ho un mese davanti a me. Un mese di camminate, di nottate in camerate comuni, di incontri speciali e di momenti di solitudine. Un mese in cui, speravo, avrei trovato tante risposte.
Si parte. Già dal primo giorno faccio nuove conoscenze. Tanti religiosi e tanti altri che, come me, sono spinti da motivazioni più spirituali e personali. Presenze a volte pesanti, altre volte di vitale necessità.

Le giornate passano: sveglia all’alba, preparo lo zaino nel silenzio di un dormitorio ancora immerso nel sonno, mi incammino.
Tutto il percorso è segnato da frecce gialle e dalle classiche conchiglie: quasi impossibile perdersi.. anche se, a volte…
Cammino finché le mie gambe e la mia voglia reggono. Il paesaggio cambia lentamente sotto ai miei occhi. Il verde delle prime tappe nella regione di Navarra lascia lentamente spazio ai grandi vigneti della Rioja, passando poi al torrido e brullo altipiano delle amate ed odiate Mesetas del territorio di Castilla-León per poi giungere nell’ultima regione, quella della Galizia, con i suoi sali e scendi e i boschi di eucalipto.
Si cammina, si incontra gente e la si perde di vista per poi rincontrarla dopo giorni. Ognuno col suo ritmo e con i propri bisogni.Mi ritrovo per giornate intere a seguire frecce gialle, ascoltando il mio corpo e nulla più. Arrivavo in un paese e mi dicevo “bene, che ore sono? Quanto dista il prossimo paese? Ce la faccio ancora?” ed in base a quello decidevo come procedere. Altre frecce gialle. Tanto in ogni paese avrei trovato un Albergue, un ostello, che mi avrebbe accolto e riparato per la notte. Chi domandando un modico compenso e chi “a donativo”. Certo, le comodità erano spesso scarse: si dormiva per terra, in camerate da 40 posti letto con rumori ed odori inimmaginabili, ma andava bene anche così. 
Dicevo, si cammina, si seguono le frecce, si mangia, si incontra gente e si decide quando fermarsi. Poi, una volta trovato un luogo in cui passare la notte, non è finita... No, perché bisogna fare il bucato, perché i ricambi sono pochi (sempre per quella famosa questione di portarsi lo zaino sulle spalle...), ci si cura le vesciche che regolarmente vengono ai piedi, si massaggiano le gambe ormai provate da varie tendiniti ed infine si va a dormire, consapevoli che il giorno seguente la routine sarà simile ma che, nonostante ciò, non esiste giorno uguale all’altro e che a ogni freccia gialla ne seguirà un’altra e poi un’altra ancora.
Così i giorni passano. Frecce gialle.
La motivazione è altalenante, ma Santiago è sempre lì, ogni giorno più vicina. Altre frecce gialle. Finché finalmente la vedi, davanti a te, quella maestosa cattedrale che tanto hai aspettato di vedere e per un attimo rimani senza parole. Tanti sacrifici, tanti sforzi ed adesso eccola, quella cattedrale che per me che non sono religiosa poco significa. Quella cattedrale che venticinque giorni prima ho deciso di raggiungere perché speravo di ritrovarmi un po’. Ma quella tanto sognata meta ora perdeva di importanza, perché il Cammino di Santiago non è Santiago de Compostela. Il Cammino è il camminare. Santiago si può anche non raggiungere, tanto rimarrà lì ancora per diversi anni, presumo. Il cammino sono le persone che incontri, sei tu che superi i tuoi limiti, è il camminare senza dover pensare, è il tuo corpo del quale devi prenderti cura, perché oltre allo zaino è l’unica cosa che ti porti appresso, è la consapevolezza che ci saranno sempre delle frecce gialle che ti indicano la strada, è il prendere atto che, di tutti i mille dubbi che ti hanno portato a prendere la decisione di partire, non ne hai affrontato neppure uno ma che, forse, non facendolo li hai risolti tutti. Perché la vita, a volte, la rendiamo complicata noi e, a volte, basterebbe semplicemente lasciarsi andare e seguire quelle belle frecce gialle messe da qualcuno che, passando prima di noi, ha voluto indicarci la strada migliore da percorrere.

                                     Sarah S.